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I racconti della Passione

La chiesa ospita da tempo tele e sculture degli artisti pesaresi: Giuseppe Ballarini, Luigi Galli, Renato Bertini, Margherita Mancini e Luciano Vichi.

Nel dicembre 2010 si sono aggiunti 7 pannelli realizzati dall'amico e parrocchiano Franco Fiorucci, definiti "racconti della Passione".
Ora (giugno 2012) si aggiungono altre quattro tele ad olio narranti la flagellazione, la coronazione di spine, la deposizione di Gesù dalla croce ed, infine, la Resurrezione.

Dei primi 7, i 4 quadri che raccontano la crocifissione e la deposizione di Cristo già erano rimasti esposti in diverse mostre per le città d'Italia. I 3 che raccontano "l'ultima cena di Gesù", "la preghiera nell'orto degli Ulivi" e "il bacio di Giuda traditore", sono il risultato del lungo ed inquietante lavoro degli ultimi mesi del 2010 e sono stati creati dall'artista per la "sua" chiesa. Nell'atto di donazione, Fiorucci dice di «sentirsi onorato di essere ospitato con le sue opere nella cappella della chiesa in qualità di pittore e parrocchiano».

Nei racconti della passione, fulcro della narrazione di Fiorucci non è tanto il dolore atroce di Cristo pur tanto drammaticamente descritto, bensì la mansuetudine con cui vive la sua passione e la sua morte. La morte di Cristo è dipinta come il segno del grande amore con il quale il Padre ci ha amato fino a darci il suo unico Figlio per la nostra salvezza.

In una società come la nostra che, a ragione, può essere definita "società delle immagini", niente è più viziato dello sguardo. Saper guardare è retaggio di pochi e saper vedere l'invisibile nel "visibile" è la sfida che la grande e riconosciuta abilità del pittore Fiorucci consegna ai visitatori.


I pannelli

La visione d'insieme dell'ultima cena, raccontata con un crescendo di intensità nel colore e nella materia, apre ad una grande speranza. Gli apostoli, con le loro diverse reazioni e nel momento della dispersione causata dal dolore e dallo sconcerto, si interrogano e trovano la loro risposta nello sguardo pieno di amore del Redentore.

La misteriosa e drammatica preghiera nell'orto degli Ulivi è riprodotta con fedeltà. Nello scabro paesaggio, intenso nel contrasto fra luce ed ombra, Cristo si manifesta in una solitudine agghiacciante e sofferta. La croce, appena intravista nello squarcio dell'ulivo, fa già presagire la tragedia che di lì a poco si consumerà. L'atmosfera diventa la parabola dell'Uomo sul quale grava il peso di quell'ora che sta per venire, senza che, peraltro, venga meno il luminoso rapporto con il Padre.

Nel bacio di Giuda traditore, Fiorucci rappresenta il ritratto tanto vicino alla società odierna, dove amore e rigetto muovono ogni rapporto umano, ogni evento, ogni scelta e si fatica a ritrovare i confini del reale, del vero e del bene. Il tratto della pennellata decisa segna l'umanità di un Cristo che, compreso della gravità dell'ora, si ritrova solo con il suo Amore e, nel contempo, perdona e respinge Giuda il traditore. La straordinaria e riconosciuta capacità pittorica dell'artista, ricca di creatività ed inquietudine esistenziale, quasi ci invita a metterci dentro i panni del "suo" Gesù, così oppresso, così pesante nel corpo, ma vittorioso e lucente nel capo.

Fiorucci non poteva terminare il suo faticoso viaggio senza confrontarsi con la resurrezione di Gesù. Nella parte superiore del suo ultimo dipinto irrompe tanta luce, mentre l'ombra con i segnali di morte incombe in quella inferiore. Un'oscurità che nasconde il mistero della sua provenienza. Cristo è interamente bagnato dalla calda luce che invade la scena. Il messaggio è chiaro, la memoria del passato, e di "quel" passato che è eterno oggi, salva il presente. In chi guarda rimane la certezza di essere raggiunti da una traccia di eterno.

Grazie, Franco.

don Adelio